Libertà dall’inverno

Pubblicato: febbraio 14, 2011 in Eventi

Da quest’inverno dobbiamo svegliarci. La giornata di oggi, 13 febbraio, ha portato vento di primavera, aria di risveglio degli italiani, o meglio delle italiane: erano in piazza con i loro bambini, i loro uomini, i loro amici e i loro sogni. Una manifestazione pacifica, con qualche ballo, qualche grido liberatore, ombrelli, palloncini, gomitoli.

Poi, a sera, sul treno Milano-Torino un incontro con due giovani ragazzi. Gli occhi di lui si illuminano quando mi sente raccontare al telefono con Francesca la manifestazione di oggi: “Voi eravate a Torino? Noi siamo andati a Milano”. E quando raccontiamo mi dice: “Sono giornate come queste che mi fanno venire voglia di restare in Italia, è per persone come quelle che ho visto in piazza che merita resistere”. Ci promettiamo a vicenda di non scappare né in Germania né in Francia, come pur verrebbe voglia di fare, in questo prolungato inverno italiano.

Brodskij, dal suo esilio in parte trascorso a Venezia, di cui amava in particolare l’inverno, scrisse: «Comunque, se vogliamo avere una parte più importante, la parte dell’uomo libero, allora dobbiamo essere capaci di accettare – o almeno di imitare – il modo in cui un uomo libero è sconfitto. Un uomo libero, quando è sconfitto, non dà la colpa a nessuno». Allora noi stiamo in piazza a lottare da uomini liberi, da donne libere, da persone che desiderano essere artefici della società di cui fanno parte, che desiderano dar forma ai diritti di cui sanno di poter godere, che vogliono concedersi il lusso di regalare ai propri figli e ai propri cari lo spazio mentale e lo spazio pubblico per sognare giustizia e solidarietà, senza sembrare illuse.

Le donne libere, quando sono sconfitte, non solo se ne assumono la responsabilità, ma ricominciano a costruire, perché sono loro le fondamenta della città, di tutta la città: fondamenta degli incurabili.

Josif Brodskij

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commenti
  1. Thomas ha detto:

    Ciao, sono Thomas e sono il ragazzo del treno Milano-Torino.
    Ho letto gli articoli di questo bellissimo blog e volevo dirvi GRAZIE.
    Ho una grande passione per la Francia e a settembre ero indeciso se partire definitivamente e cominciare l’università a Lione oppure restare a Torino. In realtà la volontà di partire non era tanto dettata dal mio amore per la Francia, quanto piuttosto dalla totale delusione e dalla rabbia che provavo nei confronti di un’Italia addormentata. “Il sonno della ragione genera mostri”, mi sembrava che l’Italia si stesse veramente trasformando in un mostro, e non riuscivo neanche a immaginarmi un futuro in questo Paese-mostro, in questo Paese che non potevo definire “mio”, nel quale non mi riconoscevo minimamente. Con un grande sforzo ho poi deciso di restare a Torino e seguire un percorso di laurea italo-francese.
    Domenica invece ho visto invece un’altra Italia, che spesso sottovaluto, che faccio fatica a vedere, ma che invece C’E’. Ho visto l’Italia che si sta risvegliando dal suo lungo sonno. Ho visto un’Italia migliore.
    E quest’altra Italia ha fatto rinascere in me il desiderio di restare, di non scappare.
    L’atmosfera di quella piazza, le parole del vostro blog mi hanno emozionato.
    Leggere ciò che scrivete, leggere che “la conoscenza incendia le menti e i corpi, non consente rassegnazione e rinuncia, incita a procedere su una strada spesso solitaria, ma talvolta illuminata da “amicizie stellari” e ancora leggere che “noi siamo le vene e le arterie pulsanti del paese, che scorrono nascoste e silenti nei suoi travagli, ma esistono e per un giorno, per un’ora almeno, vogliono emergere alla vista di tutti” mi hanno fatto versare diverse lacrime. E, come mi avete appena insegnato mostrando le parole di Brodskij, la lacrima è “ciò che rimane sottraendo qualcosa di superiore a qualcosa di inferiore”. Grazie a voi ho ritrovato quel qualcosa di superiore, ho ritrovato la bellezza e di conseguenza la speranza.
    Domenica a Milano Franca Rame, ha letto un articolo di Giuseppe Cederna intitolato “Mi vergogno” nel quale mi riconoscevo totalmente:
    “Mi vergogno di non riuscire a leggere i giornali.
    Mi vergogno di non riuscire a guardare la televisione.
    Mi vergogno di non riuscire a parlare di politica.
    Mi vergogno del capo e mi vergogno dei servi.
    Mi vergogno delle menzogne sulle facce.
    Mi vergogno delle menzogne nelle voci.
    Mi vergogno quando li vedo.
    Mi vergogno quando li sento parlare.
    Mi vergogno di sentirli parlare.
    Mi vergogno di non riuscire a pensare al mio paese senza vergogna.
    Mi vergogno di non riuscire a chiamarlo “mio”.
    Mi vergogno di un paese senza testa.
    Mi vergogno di non capire cosa succede.
    Mi vergogno di non capire cosa è successo.
    Mi vergogno di chiedermi ogni mattina “ è successo qualcosa?”
    Mi vergogno di svegliarmi ogni mattina sperando che sia successo qualcosa.
    Mi vergogno a casa.
    Mi vergogno all’estero.
    Mi vergogno di chi non si vergogna.
    Mi vergogno di vergognarmi.
    Mi vergogno di non vergognarmi abbastanza”.

    E io adesso invece voglio dirvi che grazie a persone come voi io NON mi vergogno più.
    Grazie di cuore per avermi liberato dall’inverno che c’era dentro di me.

    Thomas Barberis

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