Godimento e desiderio di conoscenza

Pubblicato: marzo 2, 2011 in Orizzonti

Madonna, Edward Munch

La nostra può senz’altro essere qualificata come “epoca del godimento”. È un’idea che ritroviamo nel testo di Massimo Recalcati L’uomo senza inconscio, che analizza alla luce di questa idea la nuova clinica dei disturbi contemporanei, ma che ha origine nel dibattito francese sul passaggio dal post-moderno all’ipermoderno, teorizzato in particolare da Gilles Lipovetsky e Sebastien Charles. Il tema del piacere, del desiderio e del suo fratello minore, che può essere suo complemento ma anche suo antagonista, il godimento, è centrale per comprendere l’epoca che stiamo vivendo.

«Godere senza utilità, in pura perdita, gratuitamente, senza rinviare a nient’altro, sempre in passivo – ecco l’umano». Scriveva Emmanuel Lévinas in Totalità e infinito già nel 1961. Lo stesso Lévinas è tuttavia uno dei primi autori a concepire il Desiderio come svincolato dalle istanze egoistiche del godimento. L’umano che ha bisogno di godere, che vuole il godimento, è attraversato da un Desiderio che lo pone in relazione con l’infinito, di cui il volto dell’Altro è traccia.

Dopo quarant’anni, nel dibattito sull’ipermoderno sociologia e filosofia mettono l’accento sulla paradossalità del nostro tempo, attraversato da istanze opposte eppure coesistenti. È un dibattito nel quale prevale l’idea di un nuovo individualismo, che dà vita a fenomeni di niccha e di rete, in cui non c’è più traccia di rinvio all’infinito e di incontro etico con l’altro come fondamento metafisico.

«Due tendenze coabitano. L’una, accelerando le velocità, tende alla disincarnazione dei piaceri; l’altra, al contrario, porta all’estetizzazione del godimento, alla felicità dei sensi, alla ricerca del momento di qualità. Da un lato, un tempo compresso, “efficace”, astratto; dall’altro un tempo di centratura sul qualitativo, sulla voluttà corporea, sulla sensualizzazione dell’istante. È così che la società ipermoderna si presenta come una cultura divaricata e paradossale. Accoppiamento dei contrari che non fa che intensificare i due principi maggiori, costitutivi della modernità tecnica e democratica: la conquista dell’efficacia – l’ideale della felicità terrestre». Così scrive Gilles Lipovetsy in Les temps hypermodernes nel 2004.

Cosa nasconde questa tensione? Cosa può scioglierla? Il desiderio di conoscenza. Nel nostro desiderio di conoscenza abita secondo noi quel rinvio all’Infinto, quel desiderio di incontro con l’Altro nella sua intangibilità, nel suo porsi come un no assoluto alla violenza. È il desiderio di conoscenza quel che vogliamo difendere.

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