La cecità degli “ismi”

Pubblicato: settembre 25, 2011 in Orizzonti

A margine di letture su Hegel e il femminismo

Anke Feuchtenberger - Bunkerchen

Il testo Sputiamo su Hegel è stato scritto da Carla Lonzi nell’estate del 1970 nel corso del clamore che la rivoluzione femminista stava alimentando e di cui la Lonzi è stata parte attiva e teorica.

Scrive l’autrice in questo libro:

Questi scritti riflettono solo un modo iniziale per me di uscire allo scoperto, quello in cui prevaleva lo sdegno per essermi accorta che la cultura maschile in ogni suo aspetto aveva teorizzato l’inferiorità della donna […]. Sputiamo su Hegel l’ho scritto perché ero rimasta molto turbata constatando che quasi la totalità delle femministe italiane dava più credito alla lotta di classe che alla loro stessa oppressione. Quando né rivoluzione, né filosofia, né arte, né religione godevano più della nostra incondizionata fiducia, abbiamo affrontato il punto centrale della nostra inferiorizzazione, quello sessuale.

Dichiarato il proposito dello scritto, l’autrice affronta il nocciolo della questione muovendo da Hegel per il quale, a suo parere, l’essere donna non sarebbe riconosciuto come una condizione umana poiché dipenderebbe da un principio divino il quale s’incarna a sua volta in un’essenza immutabile. Dando alla differenza sessuale la connotazione di sostanza spirituale, Hegel non riconoscerebbe l’origine umana dell’oppressione della donna. L’inferiorità della donna non farebbe parte della storia umana ma diventerebbe una condizione immutabile. Secondo la Lonzi la cancellazione dell’inferiorizzazione della donna dalla storia avrebbe permesso a Hegel di vertere la sua teoria politica sulla dialettica tra superiore e inferiore dove il primo è il padrone e il secondo è il servo. La condizione della donna, essendo contemplata come principio divino, non è considerata in questa dinamica sociale. Secondo la Lonzi ciò derivava dal fatto che se Hegel avesse dovuto applicare al rapporto donna-uomo la dialettica servo-padrone avrebbe incontrato un ostacolo non indifferente, poiché sul piano donna-uomo non esiste una soluzione che elimina l’altro, per cui il traguardo della presa di potere che distingue invece la logica servo-padrone ne risulterebbe vanificato. La donna, invece, è sottomessa all’autorità patriarcale e l’unico valore che le viene riconosciuto è quello di essersi adeguata come se questa fosse la propria natura. L’unica cosa che la donna contrappone alle costruzioni dell’uomo è la sua dimensione esistenziale per cui non accede ad alcuna mitizzazione di ciò che ha compiuto. La rivoluzione simbolica che la donna opera mettendosi in posizione di soggetto è considerata un cominciare da capo anche da Carla Lonzi che così si esprime in Sputiamo su Hegel: “Il destino imprevisto del mondo sta nel ricominciare il cammino per percorrerlo con la donna come soggetto”.

Questa interpretazione del pensiero di Hegel e la conseguente presa di posizione nei riguardi del suo filosofare ci lascia smarrite. Da un lato, perché la sommaria interpretazione fornita dalla Lonzi non rende ragione di una complessità teoretica che soggiace all’opera del filosofo di Stoccarda (complessità che è la ricchezza stessa del suo pensiero, nonché il lascito più attuale della sua filosofia) che viene liquidata sbrigativamente chiamando in causa almeno tre concetti capitali (la differenza, la sostanza spirituale, la dialettica servo-padrone) di cui tuttavia non si spiega il significato e il senso, sia come concetti in sé sia nell’economia del sistema hegeliano; dall’altro perché l’ostinazione di un pensiero che vuole trovare il proprio nemico ovunque è quanto di più lontano si possa richiedere alla filosofia e – più in generale – ad un pensiero che si vuole definire “critico” (meglio ancora se kantianamente inteso!).

Anke Feuchtenberger - Weltreise

Non volendo fare una lezione di filosofia su Hegel né tanto meno ridurre in pillole la portata del suo pensiero, tuttavia ci è d’obbligo in quanto filosofi e donne porre l’attenzione su un fatto: nella misura in cui il pensiero costruisce nemici smette di essere un pensiero libero perché muove incontro al nemico che vede di fronte a sé senza la consapevolezza di aver alimentato un nemico ben peggiore, cioè se stesso. Il pensiero che si ingabbia nella volontà di gridare alla guerra – abbia o meno subito un grave torto – è un pensiero che diventa vittima del suo stesso procedere e quindi annaspa e inciampa nel mondo dello spirito con l’audacia di voler fare rivoluzioni, piuttosto che con la consapevolezza di alzare fumo.

Se è vero che le rivoluzioni operate dalle donne a cavallo fra gli anni ’60 e ’70 sono state di capitale importanza per il progressivo affermarsi di diritti fino ad allora misconosciuti o negati e grazie ad esse noi donne possiamo oggi godere di maggiore libertà nel nostro essere nel mondo, è altresì vero che tali rivoluzioni, nel momento in cui si trasformano in movimenti di massa che combattono contro un nemico, ovvero in “ismi”, falliscono il bersaglio che si proponevano. Per questo riteniamo che il movimento delle donne, rinato recentemente dalle ceneri del femminismo anni ’70, debba essere molto attento nel selezionare i propri riferimenti critici e nello scegliere la propria direzione, di pensiero e d’azione. Se il pensiero abdica all’uso critico dei suoi strumenti diventa un pensiero cieco che, nel suo supposto essere presso la verità, rappresenta in realtà solo una coscienza ingenua, la quale, in virtù della negazione patita, crede di avere diritto a combattere con violenza (in questo caso linguistica) i propri nemici – prolungando così l’azione negatrice, invece di farla diventare occasione di crescita e di superamento.

Più che sputare su Hegel, come dice la Lonzi, è opportuno pensare intorno a Hegel, o meglio, pensare in modo critico e serio intorno alla storia del pensare, che non è mai astratta, ma si incarna nel mondo, nel sapere, nelle istituzioni, nel fare, nell’altro. Nella misura in cui si disconosce la portata critica della riflessione filosofica a vantaggio della difesa ad oltranza dei propri principi, si tradisce il senso del filosofare e con esso anche del comprendere chi siamo e come dovremmo agire.

Non è compito della filosofia dare risposte, quanto sollevare interrogativi – quelli autentici, quelli veri, che sanno rendere ragione della nostra finitezza e, al tempo stesso, trascendenza.

A noi interessa mantenere la differenza (sia come donne, sia come filosofi, sia come persone) perché in essa c’è il principio vero del nostro essere nel mondo. Nella differenza l’altro si fa incontro in tutta la sua specificità e attraverso di essa si invera la dimensione comunitaria di cui ogni essere è chiamato a far parte. Un pensiero che dimentica il tu che gli si fa innanzi e non sa vedere in esso se non e solo il proprio nemico è ben peggiore di qualsiasi presunto maschilismo hegeliano. Non possiamo abbracciare un pensiero declinato in –ismi, ma piuttosto un pensiero che sappia mettersi in ascolto dell’altro e attraverso questo ascolto recuperare l’originaria ricchezza attraverso la propria specificità.

Anke Feuchtenberger - Feind hoert mit

É a partire dalla differenza e non dall’unità che Hegel stesso diventa allora ricco di stimoli, perché se è vero che tutto il suo sistema muove alla totalità, al raggiungimento dello Spirito, al ristabilire l’unità originaria del sapere che fa essere il cielo “ornato di smisurati tesori”, è altresì vero che tale totalità deve passare attraverso la differenza, l’opposizione, il negativo, la frattura, il dolore della coscienza.

Vogliamo attraversare questo varco in tutto il suo spessore per poter comprendere che è in esso il sapore del nostro essere intonate alla bellezza e al sapere.

Sputiamo su Hegel? No grazie. Preferiamo rileggerlo, piuttosto, e rifletterci insieme.

Le illustrazioni sono tratte da: Galerie Steinroetter – Anke Feuchtenberger

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commenti
  1. Riccardo ingenito ha detto:

    Cara Francesca,
    chi propone di “sputare su Hegel” non ü certo un galantuomo e neanche un filosofo. Sono convinto che la laurea in filosofia non crea filosofi cosi come la laurea in teologia non produce cristiani. Io non avrei l´ardire di confrontarmi con un gigante come Hegel, anche se sono laureato con lode in filosofia.L´invito della Carla Lonzi a “sputare su Hegel” somiglia a chi non avendo idee chiare per sostenere le proprie, inventa una diatriba con un eroe del pensiero umano al fine di accreditare l´importanza della sua tesi. Leggere un brano di Hegel al di fuori del suo contesto puö diventare solo un pretesto per condannarlo.
    R.I.

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