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Opponiamo il nostro silenzio

Pubblicato: marzo 17, 2011 in Modalità

Iam pridem equidem nos vera vocabula rerum amisimus: quia bona aliena largiri liberalitas, malarum rerum audacia fortitudo vocatur, eo res publica in extremo sita est.

Già da tempo, a dir il vero, abbiamo disimparato il vero senso delle parole: poichè dissipare il denaro altrui si dice generosità, e l’audacia nei malaffari coraggio. Per questo lo Stato è ridotto allo stremo.

Così dice Catone , in risposta a Cesare, nel De Catilinae coniuratione di Sallustio.

Mi ha da sempre affascinato il fatto che concetti formulati più di 2000 anni fa possano risultare nei fatti così attuali. Ma il fascino si trasforma in amarezza quando si parla del potere, e di come condotte deprecabili si siano susseguite nel corso del tempo lasciando che lo Stato, o meglio la Cosa Pubblica , si riducesse allo stremo, ieri come oggi.

La causa addotta da Catone è il fatto che abbiamo smarrito il significato delle parole ed è proprio da questo che dobbiamo prendere spunto per opporci, col silenzio che caratterizzerà la nostra prossima manifestazione, all’usurpazione lenta e ricorrente del senso delle cose, così come ci vengono comunicate dalla politica. Usurpazione che giunge, nei casi più estremi, ma non per questo poco diffusi, alla formulazione di una vera e propria lingua del potere.

La lingua del potere non è più espressione libera di un pensiero libero; non è più costituita di parole capaci di descrivere e riflettere stati e pensieri dell’uomo. Le parole, denudate, rese veicolo di luoghi comuni, vengono assemblate in slogan di facile trasmissione e memorizzazione, vecchi e stereotipati da cui veniamo mitragliati insistentemente e ai quali poche sono le menti in grado di resistere.

Dobbiamo opporre resistenza. Dobbiamo dare segnali forti della nostra presenza e manifestare il nostro profondo desiderio di riappropriarci della nostra lingua, di potercene servire ma senza asservirla per comunicare tra di noi, intessendo una rete di resistenza che non sia elitaria ed esclusiva ma che esprima i bisogni di tutti.

Essere insieme, sapendo alternare i nostri pensieri al nostro silenzio, è importante per porre le basi per un nuovo inizio, diffondendo la necessità di riscoprire la verità originale delle parole e la possibilità di intrecciarle “consentendo nuova conoscenza ed incoraggiando lo scambio reciproco di idee” (Toni Morrison, Nobel lecture).

Sarah Zaccagni